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ASMN I.C.102 F 62r Invenit se Augustinus (1° resp.)  capitolo generale Quezon City 1977:
L'ordine dei Predicatori in stato di missione.

■  tra curiosità e diritto costituzionale domenicano  ■

■  testo promulgato non identico a quello approvato!  ■

testo promulgato | approvato | princìpi e pigiami! (Schönborn)
| promulgazione | testo capitolare | Salvatore Manna | ë

Siena 1312

Ferrara 1494

Roma 1981

Qui di seguito, il testo di Acta capituli generalis diffinitorum, Quezon City (Manila, Filippine), nov.-dic. 1977, c. 2, n° 15, I: L'ordine dei Predicatori in stato di missione; ed. Roma, ex curia generalitia ad S. Sabinam 1978, pp. 13-16.

LCO sta per Liber constitutionum et ordinationum dell'ordine domenicano, allora in vigore.


|13| L'ORDINE DEI PREDICATORI IN STATO DI MISSIONE

Prooemium

1. I frati dell'Ordine dei Predicatori, mandati «ad omnes homines, coetus et populos, credentes et non-credentes, et praesertim pauperes» (LCO 98), sono persuasi che la storia e il mondo dell'uomo sono il luogo dove si fa la salvezza.

E noi, attenti al dinamismo della società moderna, insistiamo sulla necessità di stabilire la nostra predicazione sulle novità e realtà che l'uomo contemporaneo sottopone quotidianamente alla fede cristiana.

2. Due caratteristiche della nostra società, prima che altre, colpiscono la nostra ansia apostolica:

a) pluralità delle formazioni sociali, delle culture, dei sistemi intellettuali, delle ideologie, delle società, delle tradizioni religiose...

b) dinamismo conflittuale delle persone, delle classi, delle società, delle formazioni economiche, dei blocchi dei popoli...

Pluralità e conflittualità, dunque. Certo, le viviamo e sperimentiamo di già in noi stessi in forza della radicale solidarietà che ci fa membri d'una medesima comunità umana. Ma le facciamo, qui, oggetto di riflessione apostolica: |14| vi riconosciamo, da una parte, germi di salvezza già in atto, poiché lo Spirito precorre l'apostolo (cf. Act. c. 10); dall'altra vi riasseriamo l'urgenza dell'annuncio della Parola che propone e suscita conversione evangelica. Si tratta, in fondo, della legge dell'incarnazione: assunzione e conversione.

3. C'ispiriamo all'audacia apostolica del nostro padre Domenico; alla lezione di Tommaso che costruì il sapere cristiano in stato d'evangelizzazione, a confronto - cioè ­ e in coesistenza con le novità storico-culturali dell'Europa medievale; alla testimonianza di Bartolomeo las Casas per la causa degli oppressi.

Invitiamo, dunque, tutti i fratelli a considerare come primo impegno della vocazione domenicana quello di stabilire scelte e priorità (cf. LCO 106, I) del ministerium praedicandi sull'asse del carisma dell'Ordine:

a) riflessione ed elaborazione critica del dato cristiano in permanente confronto con le crescite culturali e sociali che si affacciano di giorno in giorno alla frontiera storica della fede e della chiesa;

b) predicazione della Parola, testimonianza di vita e prassi apostolica situate nella fase pre-cristiana dell'uomo e della società contemporanea.

È qui che intravediamo - urgenti e inevitabili - nuovi loci praedicationis. Ed è qui che intendiamo collocare l'attività apostolica dell'Ordine. In altre parole: la restituzione del munus dell'Ordine principalmente sul ministero della evangelizzazione piuttosto che su quello della sacramentalizzazione (cf. I Cor. 1,17; LCO, Const. Fund. III).

In questa linea vogliamo dare contenuti specifici e attuali alla nostra predicazione. È la nostra risposta a LCO 106, II: «Ideo prae aliis illas eligant formas quae promo­tioni fidei magis inserviunt, sive apud non credentes sive apud spatia humana quae extra fidem evolvuntur, sive apud credentes ut fides illorum roboretur et perficiatur». A favore |15| e al servizio di tali scelte e priorità dovranno essere orientate la formazione dei fratelli, le forme comunitarie di vita e di governo, le energie e le istituzioni a nostra disposizione.

4. In tale prospettiva, concentriamo la nostra attenzione principalmente su:

a) Fenomeno della decristianizzazione: il mondo di quanti cresciuti sì in contesto di tradizione cristiana, ma di fatto al margine o fuori, indifferenti o ostili alla comunità visibile dei credenti.

La catechesi allora sarà vigile a provvedere forme, volto e linguaggio intelligibili alla comunità ecclesiale in una città dell'uomo dove cultura e suoi simboli non sono più di matrice cristiana.

b) Forze socio-culturali, quali laicità, ateismo, marxismo, lotte di liberazione, emigrazioni, movimenti studenteschi e femminili, ecc. Il cristiano rivendica l'autonomia del profano, del sapere, degli strumenti analitici e operativi delle realtà sociali.

Il domenicano, «uomo del proprio tempo e predicatore del vangelo integrale», guarda con simpatia, assume anzi quanto di buono prodotto dall'uomo moderno. Ma egli è anche consapevole che vi è urgenza di chi sovvenga all'uomo illuso da false speranze; di chi testimoni la dignità della persona quando tecniche e sistemi minacciano l'uomo; di chi eserciti permanente coscienza critica entro la propria società; di chi smascheri ideologie che secondano la sopraffazione; di chi proclami la precarietà di progetti liberatorii se dell'uomo è mortificata la vocazione spirituale.

c) Popoli giovani e paesi nuovi che premono sempre più sulla scena internazionale della comunità umana. Insieme alla forza del loro numero e all'impeto delle loro energie, essi denunciano alla nostra coscienza l'oppressione, la miseria, lo sfruttamento; ma portano nel contempo messaggi |16| d'antica sapienza e valori religiosi non cristiani (cf. Nostra Aetate).

La fede cristiana è interpellata sul proprio passato, proprie pretese, proprio messaggio e testimonianza.

5. Entro siffatte realtà del mondo contemporaneo noi intendiamo, con scelta consapevole, dare attualità alla predicazione e vita apostolica dell'Ordine; cosicché 1'«accomodata praedicatio» risulti di fatto legge d'ogni evangelizzazione (cf. LCO 99, II), e 1'«Evangelium integrum» (LCO 99, I) riaffermi tutto il suo rigore.

Proponiamo dunque all'atto apostolico dell'Ordine le seguenti priorità:

a) catechesi in culture e milieux decristianizzati;

b) politica culturale dell'Ordine orientata ad una ricerca filosofica e teologica sulle culture, sistemi intellettuali, movimenti sociali, tradizioni religiose operanti fuori del cristianesimo storico;

c) giustizia nel mondo: analisi critica delle origini, forme e strutture dell'ingiustizia nelle società contemporanee; prassi evangelica per la liberazione e promozione integrale dell'uomo;

d) integrazione dei mezzi di comunicazione sociale nella predicazione della Parola di Dio. I mass-media ci hanno svelato, a tutta evidenza, «il dramma del nostro tempo»: la frattura tra cultura umana e messaggio evangelico (cf. Evangelii Nuntiandi 20) tra parola dell'uomo e parola della fede; essi costituiscono oggi strumento privilegiato per provvedere parola intelligibile ed efficacia culturale alla proclamazione efficace del Vangelo integrale.


L'ordine dei Predicatori in stato di missione e le "quattro priorità" di p. 16 (ripetutamente e a lungo riprese dai capitoli successivi) riproduce e promulga testo votato dai capitolari; sostanzialmente come da me redatto in commissione "De munere apostolico" e presentato all'assemblea generale.

Quezon City, nov.-dic. 1977. Vivaci le obiezioni di fr. Christoph von Schönborn, definitore della Germania superiore ed Austria, alla mia bozza delle quattro priorità. Si prolungarono in personali scambi negli intervalli di ricreazione, lungo il chiostro conventuale. Si surriscaldava (e si alterava!), Schönborn,  a sostegno del suo punto irrinunciabile: "si parte sempre dai princìpi e si traggono le conclusioni, non viceversa". Gli rispondevo - pressappoco - che in regime cristiano l'incarnazione legittimava anche il percorso inverso, a partire cioè dai destinatari dell'annuncio.
Gentile, Schönborn, al pari della sua deduttiva inflessibilità. Aveva saputo che io ero rimasto senza scorte, perché la compagnia aerea del tratto Singapore-Manila aveva smarrito la mia valigia; allora, di sua iniziativa Schönborn venne nella mia cella e mi mise a disposizione il suo pigiama!

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Notizia dal web:

 Risultati immagini per christoph von schonbornFr. Schönborn obtained a licentiate in theology (STL) in 1971 and  was assigned as the students' pastor at the University of Graz in 1973. He pursed advanced formation in Regensburg (Germany) where he came into contact with Prof. Joseph Ratzinger (now Pope Benedict XVI). Two years later, after completing a doctorate in theology in Paris, Father Schönborn was promoted to associate professor of Dogma at the University of Fribourg, Switzerland.

On 11 July 1991, at the age of forty-six, Fr. Schönborn was appointed by Pope John Paul II the Auxiliary Bishop of Vienna. He was ordained on 29 September of the same year by Cardinal Hans Hermann Groër. Less than four years later, at the age of fifty, Bishop Schönborn was appointed Coadjutor Bishop of Vienna, becoming Archbishop on 14 September 1995. On 29 June 1996, he traveled to Rome to  receive his pallium, the symbol of archiepiscopal authority, from Pope John Paul II. He chose as his Episcopal Motto: "I have called you friends" from John 15:15. That same year he was asked to preach the Lenten spiritual exercises for the Pope and the Roman Curia. On 21 February 1998, at the age of fifty-three, he was created cardinal by Pope John Paul II, with the titular title and church in Rome of "Jesus the Divine Worker." He received his red berretta on 23 February.

Gli Acta di tale capitolo, «his litteris nostris sollemniter promulgamus promulgataque declaramus», dichiara il maestro dell'ordine 8.III.1978 (p. 3). Le delibere capitolari devono essere ufficialmente promulgate ed entrano in vigore dopo due mesi dalla promulgazione (Liber constitutionum et ordinationum OFP § 282).

Mah, mah!

1. Minute modifiche al testo proposto furono volute dai capitolari in fase di discussione e votazione. Il testo promulgato negli Acta riproduce materialmente quello da me passato alla segreteria del capitolo prima della discussione, senza gli emendamenti autentici (minuti sì ma significativi, per lo più in senso attenuante) introdotti e votati in assemblea capitolare!

2. Come e perché? Il segretario generale del capitolo Pierre Raffin (poi vescovo di Metz) dovette urgentemente rientrare in Francia a causa della morte del padre. Probabilmente i sostituti non verbalizzarono (motivi di lingua? di preparazione?) gli emendamenti apportati dai capitolari in fase di votazione.

3. Le varianti autentiche votate dai capitolari si potrebbero restituire collazionando la mia copia personale del testo (dove annotai - se ben ricordo - le modifiche assembleari); copia a suo tempo depositata nell'Archivio conventuale di San Domenico di Pistoia, cartella CG Quezon City.

Ricordo: il definitore canadese propose d'evitare la formulazione negativa «(valori) non cristiani» (cf. Acta § 15, 4c).

4. Caso giuridico. Gli Acta ufficialmente promulgati non riproducono formalmente ed esattamente il testo capitolare autentico, voluto e votato dai definitori del capitolo generale, organo supremo dell'ordine.

Il testo vincolante: è quello ufficialmente promulgato? è quello autentico? quello autentico recuperato da persona privata? da confermare e "ripromulgare" dal maestro dell'ordine?


■ A fine capitolo di Quezon City (genn. 1978), Salvatore Manna (prov. di Napoli) e io -  vecchi compagni di studio alla Minerva di Roma negli anni '66-'67 - facemmo qualche visita "culturale" sulla via del ritorno, ospiti di comunità religiose: Taiwan (Stato de facto costituito dal gruppo delle isole Formosa, Pescadores, Quemoy e Matsu, ma che, nella sua costituzione, rivendica anche la Cina continentale e la Mongolia Esterna; capitale ufficiale è Nanchino), Hong Kong (nel Mar Cinese Meridionale di fronte alle coste sudorientali della Cina) e Bangkok (capitale della Thailandia)!

13.III.2018. Nel refettorio di San Domenico di Fiesole trovo il periodico "O Odigos", rivista trimestrale del "Centro Ecumenico P. Salvatore Manna O.P.", nata nel 1981, sede "Frati Domenicani, Largo Abate Elia 13 - 70122 Bari", ovvero San Nicola di Bari. E mi ricorda il vecchio amico p. Salvatore Manna (n. Pomigliano D’Arco, pr. Napoli, 13.III.1937; † Bari 13.III.2006)!


finis

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