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i frati non osino né tenere né studiare le opere poetiche o i trattati in lingua volgare composti da quel tizio chiamato Dante!
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| 1 | Dante proibito, Firenze 1335 | 4 | Tradizione dantesca |
| 2 | Legislazione domenicana | 5 | Bibliografia |
| 3 | (testo da commentare, abbi pazienza!) | ||
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Firenze 1335, capitolo provinciale della provincia romana (tutto il centro Italia, dalla Toscana al basso Lazio) dell’ordine domenicano:
«Item ut fratres nostri ordinis theologie studio plus intendant, in hac
parte nostris constitutionibus inherentes, prohibemus districte fratribus
universis, iunioribus et antiquis, quatenus poeticos libros sive libellos per
illum qui Dante nominatur in vulgari compositos nec tenere vel in eis studere
audeant. Contrarium facientes, cum ad prelatos eorum pervenerit, volumus libris
predictis ex vi presentis statuti privari, mandantes prelatis eisdem quod si qui
ordinationis huiusmodi inventi fuerint transgressores, sine mora priori
provinciali studeant nuntiare» (MOPH XX, 286 rr.
10-17).
| Affinché i nostri frati siano più intenti allo studio della teologia, e
attenenendoci in ciò alle nostre costituzioni, proibiamo rigorosamente a tutti i
frati, giovani e anziani, di tenere o studiare le opere poetiche e i trattati in
lingua volgare il cui autore è Dante. In forza della presente decisione capitolare,
ordiniamo: che i trasgressori siano privati dei predetti libri non appena i loro
superiori ne abbiano notizia; che i medesimi superiori informino subito il
priore provinciale degli eventuali trasgressori di tale ordinazione.
Constitutiones ordinis fratrum Predicatorum. Testo in vigore nel 1333-34 ca., con aggiornamenti fino a inizio Quattrocento, Siena, Bibl. comunale F.VI.3, ff. 127r-162r (xiv med):
dist.
II, c. 14 (De studentibus), f. 158r-v: «Seculares scientias non addiscant
nec artes quas liberales vocant, nisi aliquando circa aliquos magister ordinis
vel capitulum |158v| generale vel prior provincialis vel capitulum provinciale
voluerit aliter dispensare, sed tantum libros theologicos tam iuvenes quam alii
legant.
Ipsi vero in studio taliter sint intenti ut de die, de nocte, in domo, in itinere,
legant aliquid vel meditentur, et quicquid poterunt retinere cordetenus nitantur».
| Non apprendano scienze secolari
né le cosiddette arti liberali, salva personale dispensa accordata dal maestro
dell'ordine,
capitoli generale e
provinciale, priore
provinciale. Attendano
invece, giovani ed altri, ai soli
libri di testo delle scuole di teologia. Tanto dediti allo studio che
giorno e
notte, in casa e
in viaggio, sempre leggano o meditino qualcosa. E si sforzino di mandare a
memoria quanto più possono.
...
ORLANDI, Necr. II, 684a, voce "Dante". Alla lista si aggiunga: I, 162 r. 20, 189 rr. 24-25.
F. Pasut, Codici miniati della Commedia a Firenze attorno al 1330, «Rivista di studi danteschi» 6 (2006) 379-409, specie pp. 398-99.
Temi danteschi nella cappella Strozzi di Mantova in SMN: nel decennio 1340-1350 venne costruita la cappella in onore di san Tommaso d’Aquino (canonizzazione 1323), per la munificenza degli Strozzi (Iacopo di Strozza di Rosso?; posteriormente detti di Mantova). Pareti affrescate dai fratelli Nardo e Andrea di Cione Orcagna: sulla parete destra sono rappresentati il Purgatorio (in alto) e l’Inferno (in basso); sulla parete sinistra il Paradiso; su quella di fondo il Giudizio universale.
Domenico da Peccioli (OP 1347, † 1408), Lectura epistularum Senece, ed. a cura di Silvia Marcucci, Firenze (Ed. del Galluzzo) 2007, pp. 882. Sorprendente la presenza dell'Alighieri, vedi indici pp. 841b, 873a.
Federico di Federico (Frezzi ) da Foligno († 1416): Il Quadriregio.
Girolamo di Giovanni da Firenze, n. 1387, OP 1401, mgr 1418, † 1454. CrSMN n° 655. ORLANDI, Necr. I, 162/20; I, 503; II, 224 § 2.
Domenico di Giovanni da Corella (com. Dicomano, pr. Firenze). mgr 1434, † 27.X.1483 80enne. CrSMN n° 711. Necr. I, 189/24-26: Dantem
Tommaso dei Sardi da Firenze († 27.X.1517). Cr SMN n° 776. C. NARDELLO, "Anima Peregrina". Il viaggio dantesco del domenicano Tommaso Sardi, «Miscellanea Marciana» 17 (2002) 119-76 (esemplare inviato dall'A., luglio '04).
Fra Eustachio di Baldassarre da Firenze († 25.IX.1555, 83enne), converso: «egregius miniator, id quod inter alia ipsius opera, psalterii liber in dextera nostri chori parte locatus, facile attestatur. Tanta quoque, dum viveret, memorię tenacitate pollebat ut usque in senectam et senium rhythmos ac versus Dantis quamplurimos, quem sibi semper habuit familiarem, nullo labore - quum sese offerret occasio - recitaret» (Firenze, Bibl. Laurenziana, S. Marco 370, f. 179r).
Masetti, Monumenta I, 128.
I. Taurisano, Il culto di Dante nell’ordine domenicano, AA. VV., Per il settimo centenario dall’approvazione dell’ordine domenicano, Firenze 1916, 39-66.
Ch.T. Davis , Dante's Italy and other essays, Philadelphia (University of Pennsylvania Press) 1984, pp. 342. Intensi e prolungati gli scambi storici col prof. Davis († apr. 1998). Recensione, MD 17 (1986) 311:
Il volume raccoglie studi monografici pubblicati tra 1960 e 1981 su cultura fiorentina e teoria politica in Toscana al tempo di Dante. Nuovi sono c. 1 (Dante's Italy) e l'Appendice su Recent Work on the Malispini Question. Gli altri saggi, di cui si indica l'anno della pubblicazione originale, Dante's Vision of History (1975), Poverty and Eschatology in the «Commedia» (1980), Il Buon Tempo Antico (1968), The Malispini Question (1970), Education in Dante's Florence (1965), Brunetto Latini and Dante (1967), An Early Florentine Political Theorist: Fra Remigio de' Girolami (1960), Roman Patriotism and Republican Propaganda: Ptolemy of Lucca and Pope Nicholas III (1975), Ptolemy of Lucca and the Roman Republic (1974). Una vera summa sulla cultura fiorentina del XIII e XIV secolo, che l'A. studia con vasta conoscenza delle fonti e penetrante capacità esegetica. L'intervento sulla questione della cronaca Malispiniana (anteriore a Giovanni Villani, che dal Malispini attinge, o al Villani posteriore e a lui debitore?) è un solido saggio di critica letteraria; la conclusione del Davis (Malispini dell'ultimo ventennio del '300 attinge dal Villani tramite un anonimo compendio) raccoglie a suo favore ragioni di notevole peso. I capitoli dedicati a Remigio dei Girolami sono stati aggiornati (per quanto permette la rielaborazione d'un testo preesistente) ai lavori apparsi in MD dal 1979 in poi. Quelli dedicati a Tolomeo da Lucca contengono fini analisi sulla complementarità in Tolomeo dello ierocratismo papale e del repubblicanesimo politico, dell'universalità della res publica christiana e del particolarismo delle realtà politiche comunali; sorprende che queste pagine (del 1974 e 1975) siano ignorate dall'estensore de Il pensiero politico della Scolastica, in AA.VV., Storia delle idee politiche economiche e sociali. Il medioevo II/II, Torino 1983, pp. 420-23 (su Tolomeo). Per taluni specifici contributi provocati dallo studio del volume del Davis si veda § 2 dell'introduzione a Priori di Santa Maria Novella di Firenze 1221-1325 in questo stesso volume (= MD 17 (1986) 259 ss). - E. P.
■ Società Dantesca Italiana, via Arte della Lana 1, Firenze tel. 055/294580
Bibliografia/SDI/IT.SDI@dantesca.com
08/10/2007 10:24
Caro Padre,
io stessa mi sono occupata del documento introducendo la mia tesi di dottorato, l'edizione del commento alla Commedia di Frate Stefano di ser Francesco da Firenze. In un capitolo introduttivo tuttora inedito, che domani le manderò per e-mail, affrontavo il problema della fortuna di Dante nel mondo domenicano: mi sono letta tutti gli atti dei Capitoli provinciali di numerosi anni (fino agli inizi del quattrocento, anni in cui agisce il frate che ho studiato) e sono giunta alla conclusione che quella proibizione non ha alcun carattere teologico ma solo di norma di comportamento per cercare di comporre le numerose liti che scoppiavano fra i frati di un singolo convento in quel periodo: i problemi più importanti da dirimere riguardavano l'approvvigionamento economico e quindi il rapporto fra i frati più "dotati" a cui era concesso studiare e basta e quelli che dovevano invece "lavorare" e cercare fondi per mantenere gli altri; altro problema spinoso, che creava molte liti ed era legato al primo, era il possesso dei libri del convento, che i magistri più prestigiosi ritenevano quasi come un possesso personale (il mio Frate Stefano avrà una vasta querelle con il convento di S. M. Novella proprio a causa di ciò); per questo motivo io ritengo che la proibizione a leggere Dante mostri esattamente il contrario di quello che i dantisti hanno di solito rilevato, magari leggendo le parole della proibizione in modo superficiale e senza tenere conto del contesto: gli anni '30 del trecento sono quelli in cui esplode a Firenze il culto di Dante: verosimilmene questa passione coinvolge anche i giovani frati domenicani che preferiscono leggere Dante piuttosto che i testi teologici del loro "cursus studiorum" scatenando le ire di quei frati che li devono mantenere con il proprio lavoro o che si occupano della loro formazione; per tale motivo viene deciso che i frati devono occuparsi di teologia e non devono perdere tempo a leggere i versi di un poeta. Nel testo che le manderò domani potrà comunque trovare anche i riferimenti bibliografici per poter leggere ciò che è stato scritto sull'argomento, testi che potrà trovare nella Biblioteca della Società Dantesca Italiana, via Arte della Lana 1, Firenze tel. 055/294580 aperta dal Lunedì al Venerdì dalle 9,30 alle 13,30 e il giovedì anche dalle 14,30 alle 17,30.
Cordiali saluti
Giovanna Puletti
Società Dantesca Italiana
31.V.2010, bibl. della Società Dantesca: F. Santi, Mistica e crisi della teologia universitaria, AA. VV., Il "liber" di Angela di Foligno e la mistica dei secoli XIII-XIV, Spoleto 2009, 313-54; in pp. 345-54 § I domenicani vittime della crisi universitaria e il loro interesse per Dante. Menziona proibizione di Dante 1335. Nulla di speciale.
«Dante Studies» 125 (2007) "Dante and Islam".