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  Zanobi di Ricco degli Albizzi da Firenze

■ fl. 1313-1336

■  sposo?  frate?  monaco?  ■

 

 

Il fiorentino Zanobi si sposa, si fa frate, si fa monaco. Si rivela incorreggibile ed apostata. In settembre 1331 viene espulso dall'ordine dei Predicatori per decisione delle autorità della provincia Romana. Digià benedettino nella Badia Fiorentina, nel 1334 Zanobi è soccorso dal cardinal legato in Tuscia Giovanni Gaetano degli Orsini e dal vescovo fiesolano Tedice degli Aliotti. Ma il delegato papale sui monasteri ingiunge a Zanobi di produrre evidenza di legittimità canonica della sua monacazione; consulta in materia quattro giuristi (Firenze-Bologna 1335-1336); tutti concordi nella negativa: Zanobi non è mai stato legittimo monaco!

Riordino le testimonianze. E per meglio intendere la successione cronologica dei fatti, riproduco qua e là copia dei singoli eventi dal documento principale (Arch. di Stato di Firenze, Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334), riproposto poi per integro.

Emilio Panella OP

 San Domenico di Fiesole, agosto 2017

giugno 1313: il fiorentino Zanobi degli Albizzi si sposa

marzo 1331: Zanobi, che si era fatto frate domenicano, abbandona l'ordine senza legale procedura
settembre 1331: espulso dall'ordine domenicano
1334-1336: dibattito giudiziario sull'illegale transizione di Zanobi dall'ordine domenicano a quello benedettino della Badia Fiorentina
 

 

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Il caso Zanobi compariva sinteticamente in Cronica fratrum dei conventi domenicani umbro-toscani (secoli XIII-XV), «Archivum Fratrum Praedicatorum» 68 (1998) §3r, pp. 247-248. Non compariva in Quel che la cronaca conventuale non dice. Santa Maria Novella 1280-1330, «Memorie domenicane» 18 (1987) pp. 227-325; ve lo aggiunsi successivamente nell'edizione web.

Nulla di fra Zanobi nella Cronica fratrum fiorentina di SMNovella e nella ricchissima documentazione di S. Orlandi, “Necrologio”di S. Maria Novella, 2 voll., Firenze 1955. Nulla negli atti dei capitoli provinciali, «Monumenta Ordinis Fratrum Praedicatorum Historica» XX (1243-1344).

Occhio alle varianti onomastiche, tra latino e volgare toscano: Çenobius, Zenobius, Zanobi, Zenobi, Zenobio, Zones, Cione... - G. Villani [† 1348], Nuova cronica XI, 169: Come si ritrovò il corpo di santo Zenobio.

Sullo stato sociale della famiglia Albizzi: S. Raveggi, M. Tarassi, M. Medici, P. Parenti, Ghibellini, guelfi e popolo grasso. I detentori del potere politico a Firenze nella seconda metà del Dugento, Firenze 1978, 346b.


Così riassumevo in ..\cronica\quel26.htm:

fra Zanobi di Ricco degli Albizzi da Firenze.

Aveva apostatato "ab ordine" il giorno di Parasceve 1331 (= 29 marzo 1331, venerdì santo), frater Çenobius de Albicçis de Florentia, e viene espulso dall'ordine dei Predicatori per decisione del provinciale Giovanni dei Porcari da Roma e dei padri definitori del capitolo provinciale di Orvieto, 22 settembre 1331 (nulla, del caso, negli Atti del relativo capitolo provinciale: MOPH XX, 255-268). Soccorso dal cardinal legato in Tuscia Giovanni Gaetano degli Orsini († 27.VIII.1335), e dal vescovo fiesolano (1312-1336) Tedice degli Aliotti, nel 1334 Zanobi è benedettino nella Badia Fiorentina (Monastero o Abbazia Santa Maria). Il delegato papale dominus Pontius Stephani (cf. G. Biscaro, Inquisitori ed eretici a Firenze (1319-1334), «Studi medievali» 6 (1933) 173 ss) canonico di Bourges, incaricato dei monasteri, ingiunge a Zanobi di produrre evidenza di legittimità canonica della sua monacazione; consulta in materia quattro giuristi (Firenze-Bologna 1335-1336), incluso Giovanni d'Andrea[1], famoso autore della glossa al Liber sextus decretalium; tutti concordi nella negativa: Zanobi non è mai stato legittimamente monaco.

Tutto il caso legale di Zanobi, espulsione dall'ordine domenicano, contestato accesso ai benedettini della Badia Fiorentina, decisioni dei prelati e consulenza dei giuristi: nel diploma ASF, Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334; segnalato da M. Ascheri, Analecta manoscritta consiliare (1285-1354), «Bulletin of Medieval Canon Law» 15 (1985) 68-70. Caso estremamente interessante per la questione dell'imperseveranza religiosa, espulsione; illegale transizione ad altro ordine. E soprattutto per le argomentazione dei giuristi, consultati sul caso. Nerbo argomentativo del consilium dei giuristi: fatta la distinzione tra abiectus cum ignominia, o eiectus (espulso), e licentiatus ad alium ordinem (legalmente passato ad altro ordine religioso), ritengono che quod factum est per episcopum fesulanum nullum est in iuribus; che per disposizione apostolica i professi OP non possono assumi vel transire ad monacatum nigri habitus (cf. MOPH IV, 181/21-25: 1328); che Zanobi non fu mai monaco, e pertanto eiciendus tamquam intrusus da tale abbazia. In definitiva, espulso senza licenza di passare ad altra religione, costui in radice è ancora sottoposto alla giurisdizione del suo prelato OP.

Riordino e completo (ott. 2010!) quanto in Cronica fratrum…, AFP 68 (1998) 247-48: ASF, Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334. Di questo diploma ebbi riproduzione fotografica dall'Arch. di Stato di Firenze nel 1996 (foto nella mia cartella "FI, ASF, Dipl."). Riproduzione del testo in formato piccolo, dall'inchiostro qua e là evanito, in molti luoghi di difficile lettura. Mi provo a rileggerlo, almeno nelle parti più importanti e di più attendibile interpretazione paleografica.


  Firenze, giugno 1313: Zanobi di Ricco del fu Compagno degli Albizzi sposa donna Grana di Lippo del fu Maffeo dei Bardi

Firenze 13.VI.1313. Ricco del fu Compagno degli Albizzi, e suo figlio Zanobi, confessano aver ricevuto da Lippo del fu Maffeo dei Bardi 412 fiorini d'oro quale dote di donna Grana, figlia di Lippo e futura moglie di Zanobi; a lovo volta e a norma degli statuti fiorentini, e a titolo di dono sponsale («vice et nomine morgincap»), donano a Lippo per donna Grana lire 50 di fiorini piccoli.

«Ricchus filius olim ser Compagni de Albicçis populi Sancti Petri Maioris, et Çenobius filius eiusdem Ricchi paterno consensu et iussu, et uterque ipsorum se in solido obligando, fuerunt in veritate... confessi... se habuisse et recepisse... a Lippo condam Maffei de Bardis, dante et solvente in dotem et dotis nomine et pro dote domine Grane, filie ipsius Lippi et uxoris future dicti Zenobii, de ea et pro ea, 412 floren. bonorum et puri auri... Et ideo secundum statutum et consuetudinem Florentie, vice et nomine morgincap[2] propter nuptias, fecerunt dicto Lippo recipienti pro dicta domina Grana... donationem de bonis eorum presentibus et futuris de libr. 50 f. p., ea lege et condictione... quod quicumque dictorum coniugalium alter supervixerit lucretur et habeat dictam dotem (...)» (Arch. di Stato di Firenze, Notar. antecos. 2964, ff. 67v-68r).

Segue immediatamente, sotto la data 24.VI.1313:

«Item postea..., presentibus ad hec testibus Nepo domini Nepi de Bardis et Matheo Neri Fuccii et aliis. - Predictus Çenobius consensu dicti Ricchi sui patris ex una parte, et dicta domina Grana consensu dicti Lippi sui patris ex altera, per verba de presenti et utriusque consensum expressum et anuli dationem et receptionem inter se ad invicem, matrimonium contraxerunt etc.» (ASF, Notar. antecos. 2964, f. 68r).

È il medesimo Zanobi, figlio di Ricco degli Albizzi, che si farà frate domenicano e che i marzo 1331 abbandonerà illegalmente la vita regliosa? Perplessità da sorpresa più che da incongruenza testimoniale.

  Venerdì santo, 29 marzo 1331: Zanobi abbandona l'ordine domenicano senza legale procedura ("apostata ab ordine"), e respinge ostinatamente relative pene

Arch. di Stato di Firenze, Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334, § 2b:

«Frater igitur Çenobius de Albicçis de Florentia, qui gravissimam culpam commisit in Parasceve apostatando, acerbissima pena plecti(?) et amaris doloribus castigari debebat; quam penam et penitentiam impositam et imponendam ferre contumaciter recusavit. (...) Datum in Urbeveteri in nostro provinciali capitulo, anno Domini millesimo trecentesimo trigesimoprimo, die vigesimasecunda mensis septembris».

■ Nell'anno 1331 la Pasqua cadeva il 31 marzo, e la Parasceve (= Venerdì santo) pertanto il giorno 29 marzo: cf. A. Cappelli – M. Viganò, Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo, Milano (7a ed. riveduta, corretta e ampliata) 1998, p. 54.

■ Il fiorentino fra Zanobi doveva esser filius nativus del convento fiorentino di SMNovella (San Marco sarà convento domenicano un secolo dopo!), sebbene nella documentazione qui disponibile non compaia alcuna esplicita conferma. Espulso dal romano Giovanni dei Porcari? in un capitolo provinciale tenuto in Orvieto? Nessuna contraddizione: Toscana, Umbria e Lazio facevano parte della medesima geografia della provincia domenicana detta "Romana". E la Cronica di SMNovella non fa menzione di Zanobi perché intento di tale cronaca è redigere biografia dei frati figli del medesimo convento in occasione del loro decesso; e che dunque non fossero stati apostati o espulsi, né legalmente trasferiti ad altro ordine religioso o trasfiliati (non semplicemente assegnati!) ad altro convento. Cf. Cronica fratrum dei conventi domenicani umbro-toscani (secoli XIII-XV), «Archivum Fratrum Praedicatorum» 68 (1998) §3r, pp. 236-255.

  Orvieto, 22 settembre 1331: fra Zanobi viene espulso dall'ordine dei Predicatori da Giovanni dei Porcari da Roma provinciale della provincia Romana

 Raro e prezioso specimen di lettera ufficiale di espulsione in § 2b (22.IX.1331) di Arch. di Stato di Firenze, Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334:

«Universis presentes licteras inspecturis frater Iohannes de Porcariis fratrum OP in Romana provincia prior provincialis indignus, salutem et sinceram in Domino caritatem. - Iustitia, sine qua multitudo gubernari non potest, secundum gravitatem culparum acerbitatem adhibet penarum ius suum unicuique tribuens, crimini distinguens modos afflictionum secundum exigentiam transgressionum. Frater igitur Çenobius de Albicçis de Florentia, qui gravissimam culpam commisit in Parasceve [= 29.III.1331] apostatando, acerbissima pena plecti(?) et amaris doloribus castigari debebat; quam penam et penitentiam impositam et imponendam ferre contumaciter recusavit. Ego igitur, considerata beati Augustini patris nostri regula, que iubet reum emendatoriam subire vindictam, quam si non tulerit de nostro ordine nostraque sotietate mandat proici, viso etiam et diligentissime inspecto nostrarum constitutionum tenore, qui gravissimam appellat culpam incorregibilitatem illius qui nec culpas timet admictere et penas recusat ferre..., de diffinitorum consilio et assensu ipsum fratrem Çenobium, qui iam a corde abiecit, habitum nostre professionis mando exui et a corpore nostri ordinis tanquam inutile membrum <... un rigo di scrittura d'incerta lettura per guasto da piega di pergamena; ne decreta l'espulsione e lo assolve dalla sentenza di scomunica precedentemente incorsa per apostasia>. In cuius sententie et expulsionis et absolutionis testimonium, sigillum nostri provincialatus duxi presentibus appondendum.

Datum in Urbeveteri in nostro provinciali capitulo anno Domini millesimo trecentesimo trigesimoprimo, die vigesimasecunda mensis septembris».

Nulla negli Atti del relativo capitolo provinciale, MOPH XX, 255-268.

Giovanni dei Porcari da Roma OP: personaggio notabile sfuggito alla pregevole ricostruzione di A. Modigliani, I Porcari. Storie di una famiglia romana tra Medioevo e Rinascimento, Roma 1994. Cf. MOPH IV, 221/16-17; XX, 383a. Arch. di Stato di Siena, Patrim. resti eccles., S. Domenico 24 dic. sec. XIV (questa la segnatura archivistica): lettera, qua e là lacera, di Ugo da Vaucemain maestro OP (1333-1341) al priore del convento OP di Siena, Datum Parisius 27.XII.<1333-1334?>: «Notum autem vobis facio quod Vannicellum, famulum fratris Iohannis de Roma bachelarii parisiensis, mittunt ad vos...».

  1334-1336: dibattito giudiziario sull'illegale transizione di Zanobi dall'ordine domenicano a quello monacale-benedettino ("nigri habitus") della Badia Fiorentina

Arch. di Stato di Firenze, Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334:

[§ 1]. In Christi nomine, amen. Cum ad aures reverendi et circumspecti viri domini Pontii Stephani... canonici bituricensis [= Bourges], apostolice sedis nuntii et delegati, ac monasteriorum ordinum quorumcunque non mendicantium visitatoris, correctoris et reformatoris in provincia Tuscie et Ian(ue) per sedem eandem specialiter deputati, visitando monasterium Sancte Marie de Florentia ordinis sancti Benedicti nigri habitus, abbate carentis, fama publica referente pervenit quod in dicto monasterio erant nonnulli pro monacis ipsius monasterii se gerentes... et bona  ipsius monasterii recipientes indebite et iniuste in dampnum ipsius monasterii, cum ipsius monasterii non sunt veri monachi sed apostate de aliis ordinibus fugientes (...). Idcirco prefatus dominus Pontius... monuit omnes et singulos gerentes se pro monachis et cuilibet eorum precipiendo mandavit ut infra certum terminum... ut quilibet eorum deberet facere fidem de sua institutione vel titulo quem habet in dicto monasterio. Coram quo infra dictum terminum quidam gerens se pro monacho dicti monasterii, qui primo professus fuit in ordine fratrum Predicatorum et ab ordine ipso precisus(?)... sub forma inferius adnotata ad probandum titulum sui monachatus et institutionis produxit literas reverendi patris domini Iohannis... diaconi cardinalis, apostolice sedis legati et administratorem dicti monasterii, quarum auctoritate receptus fuit in monachum dicti monasterii et processum factum per venerabilem patrem episcopum fesulanum executorem deputatum ad hoc per dictum legatum. Quarum literarum... tenor talis est:

[§ 2a, Firenze 19.X.1334]. In Christi nomine, amen. Anno incarnationis eiusdem millesimo trecentesimo trigesimo quarto, indictione tertia, die decimanona mensis octobris. Noverint universi... quod religiosus vir Çenobius condam Ricchi infrascriptus, constitutus in presentia reverendi in Christo patris et domini domini Thedicii, Dei gratia episcopi fesulani,... in capitulo monasterii Sancte Marie de Florentia... presentavit et exhibuit dicto domino episcopo quasdam licteras infrascripti domini... cardinalis..., quarum tenor talis est: Iohannes... cardinalis... [segue testo dall'inchiostro alquanto evanito e di difficile lettura].

[§ 2b, Orvieto 22.IX.1331]. Universis presentes licteras inspecturis frater Iohannes de Porcariis fratrum OP in Romana provincia prior provincialis indignus, salutem et sinceram in Domino caritatem. - Iustitia, sine qua multitudo gubernari non potest, secundum gravitatem culparum acerbitatem adhibet penarum ius suum unicuique tribuens, crimini distinguens modos afflictionum secundum exigentiam transgressionum. Frater igitur Çenobius de Albicçis de Florentia, qui gravissimam culpam commisit in Parasceve [= 29.III.1331] apostatando, acerbissima pena plecti(?) et amaris doloribus castigari debebat; quam penam et penitentiam impositam et imponendam ferre contumaciter recusavit. Ego igitur, considerata beati Augustini patris nostri regula, que iubet reum emendatoriam subire vindictam, quam si non tulerit de nostro ordine nostraque sotietate mandat proici, viso etiam et diligentissime inspecto nostrarum constitutionum tenore, qui gravissimam appellat culpam incorregibilitatem illius qui nec culpas timet admictere et penas recusat ferre..., de diffinitorum consilio et assensu ipsum fr. Çenobium, qui iam a corde abiecit, habitum nostre professionis mando exui et a corpore nostri ordinis tanquam inutile membrum <... un rigo di scrittura d'incerta lettura per guasto da piega di pergamena; ne decreta l'espulsione e lo assolve dalla sentenza di scomunica precedentemente incorsa per apostasia>. In cuius sententie et expulsionis et absolutionis testimonium, sigillum nostri provincialatus duxi presentibus appondendum.

Datum in Urbeveteri in nostro provinciali capitulo anno Domini millesimo trecentesimo trigesimoprimo, die vigesimasecunda mensis septembris.

[§ 2c] Eidemque domino episcopo humiliter supplicavit qualiter ad executionem eorum que in dictis licteris legati continentur procedere dignaretur. (...). Actum Florentie in capitulo dicti monasterii, presentibus presbitero Melliore capellano dicti domini episcopi..., testibus ad hec rogatis.

Ego Soldus Palesini de Pistorio, imperiali auctoritate notarius et iudex ordinarius et nunc scriba dicti domini episcopi, predictis omnibus interfui eaque de mandato dicti patris et rogatu dicti donni Çenobii scripsi et fideliter publicavi.

[§ 3]. Queritur an dictus Çenobius sit censendus verus monacus abbatie nostre. Et quia (...). Et primo quero an iste Çenobius abiectus intelligatur habere licentiam transeundi ad aliam religionem. Secundo an lictera legati sibi concessa super dicto monachatu valeat. Tertio an processus habitus per episcopum fesulanum teneat. Quarto an receptio  monacorum, et quia eum tractaverunt ut monacum, faciat eum monacum nec ne.

[§ 4]. Et dico quod non censetur licentiatus immo abiectus cum ignominia. Nam licentiatus proprie dicitur qui de licentia superioris ad alium ordinem transit, ut Extra, De regul(aribus), Licet etc. [= Decretales Extra III, tit. 31, cap. 18]..., et quod talis abiectus censeatur cum ygnominia... Nam aliud est esse abiectum et aliud fugitivum sive apostatatus, ut De regul(aribus), capitulo ultimo [= Decretales Extra III, tit. 31, cap. 28], et in extravagantibus Benedicti Pastor bonus, quia ibi ponuntur ut diversa, nec etiam sit ibi mentio de licentiatis et quare quia licentiati transierunt cum licentia et debito modo, et sic non sunt revocandi...

Item ut patet in litera abiectionis non datur ei licentia ut transeat ad aliquem ordinem...

Item ad secundum(?) dico quod litere legati nulle sunt ipso iure. Nam sunt impetrate tacita veritate et expressa falsitate, et sic tales litere non valent...

Item ad tertium dico quod talis processus est nullus...

Item ad quartum dico quod receptio monacorum, et quod eum tractaverunt ut monacum, non facit eum monacum. Planum est quod isti monachi...

Item quia per speciale privilegium apostolicum est indictum(?) ordini(?)Predicatorum quod dicti ordinis professi non possint assummi vel transire ad monacatum nigri habitus[3].

Et adverte...

Et sic patet per supra allegata quod iste Çenobius non est neque fuit unquam monacus in dicto monasterio abbatie, et sic est inde eiciendus tamquam intrusus. Et ad maioris roboris firmitatem ego Franciscus archy(diaconus?) et canonicus flor(entinus) et doctor  decretorum presens consilium mei proprii sigilli appensione duxi muniendum.

[§ 5, sottoscrizioni di mani diverse, verosimilmente autografe dei singoli giuristi consultati, Firenze-Bologna 1335-1336:]

Ego Franciscus Petri de Magistris archy(diaconus?) et canonicus flor(entinus)...

Ego Recuperus Guillelmi de Sancto Miniate, decretorum doctor...

Ego Monte condam Bernardi iudex de Bagniolo...

Ego Io(hannes) Andree, ponderatis omnibus que scripta sunt supra, diligenterque libratis motivis dominorum Francisci, Recuperi et Montis, consulentium et subscribentium, ut supra patet, Christi, sue Matris ac beati Ieronimi in nominibus et sufragiis invocatis, idem consulo: scilicet fratrem Çenobium, de quo queritur, non esse nec fuisse per supra descripta monachum ipsius monasterii quod dicitur Abbatia. Et motivis dictorum dominorum addendo, notandum est quod in litera d(omini) legati ille se dixit nuper licentiatum; probavit autem coram executore se ultra triennium prius eiectum. Que eiectio - etsi licentia dici posset, quod negatur -, non tamen nuper sed ultra triennium fuerat prius data. Non est ergo illa quam videre debuit executor; nam, ut derivatores[4] dicunt, "nuper" est adverbium temporis, compositum ex "novum" et "tempus", quasi noviper a noviter. Cum autem ultra vj menses dicatur diu, De con(cessione) pre(bende), capitulo secundo[5], et de hoc scripsi de fide(??) c. fi. Ergo ultra triennium non est "nuper", maxime in hac materia; ...

Secundo advertendum, nisi fallar in computo - quod non credo -, quod aut litera legati fuit falsa, aut instrumentum super executione confectum. Intuenti enim quod primus annus pontificatus pape Io(hannis) inchoavit anno nativitatis D(omini) M°.iij°.xvj, die v septenbris, qui tunc erat annus incarnationis M.iij°.xvij., facile constare poterit quod decimanona dies octubris, currente anno incarnationis M°.iij°.xxxiiij precedit idus idest tertiadecimam diem octubris anni deco??? ponti. pape Io(hannis) fere in integro anno scilicet v diebus ???. Et sic concluditur executionem litere factam quasi per annum ante datam lictere.

Tercio assero me pertinaciter tenere quod si etiam nova constitutio domini nostri non emanasset, nec tunc viguisset Predicatorum privillegium de quo supra; veri appostate sunt fratres Predicatores transeuntes ad nigros monachos non servantes regulam Benedicti, ut plene scripsi in predicta decretali Sane, De regularibus [= Extra III, tit. 31, c. 10].

In predicte asertionis testimonium, huic scripture manus proprie feci meum sigillum appendi[6].


[1] Giovanni d’Andrea, originario del Mugello, † Bologna 1348, autore della glosa ordinaria al Liber sextus decretalium (1298); sepolto in San Domenico di Bologna: A. D’Amato, I domenicani a Bologna, Bologna 1989, I, 240-41.

[2] morgincap = donativo sponsale risalente al diritto longobardo; cf. G. Masi, Formularium florentinum artis notariae, Milano 1943, 122-24.

[3] MOPH IV, 180/16-22 (1328); 181/21-25 (1328): «Significamus fratribus universis quod privilegium olim datum magistro ordinis et prioribus provincialibus et conventualibus super potestate licenciandi fratres nostri ordinis ad monachos nigros, ad instanciam ipsius magistri ordinis est a domino nostro summo pontifice totaliter revocatum». Antecedentemente, MOPH IV, 90/12-24 (1316): disposizioni del cap. gen. 1316, restrittive quanto alla licenza di passare ad altri ordini, poi in particolare: «Ad monacos autem nigros nullatenus licenciam sine diffinitorum suorum capitulorum provincialium consilio et assensu...».

[4] Uguccione da Pisa [† 1210], Derivationes II, 829 § N 31/6: «Item a novus "nuper" adverbium, quasi noviper, idest recenti tempore, modo, parum ante hoc tempus, et componitur a "novus" et "tempore"».

[5] Decretales Extra III, tit. 8, c. 2: «... non diu manent in suspenso sed infra sex menses...»  (ed. II, 488).

[6] Diversità grafologica di questa mano, e testimonianza finale, fanno regionevolmente ritenere che questa («Ego Iohannes Andree, ponderatis omnibus...») è scrittua autografa del giurista Giovanni d’Andrea del Mugello.

Una sola mano, minuscola documetaria xiv1, scrive il tutto di Dipl. Badia fiorentina 19.X.1334, testo del consilium incluso, fino alla prima delle sottoscrizioni autografe Ego Francischus Petri de Magistris. Le testimoniali prodotte da Zanobi non sono dunque in diploma originale, ma copia "ufficiale" destinata alla consultazione giuridica e all'eventuale sentenza del delegato papale Pontius Stephani.



  

finis!


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