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III.2  Il contributo dei criteri interni

I codici marcati  [1]  [2]  [4]  [5]  beneficiano simultaneamente:

a) di uno stato di conservazione e d'integrità, per cui l'identificazione dei codici delle biblioteche fiorentine, Nazionale e Laurenziana, con quelli descritti dal Poccianti e dal Fineschi non presenta alcuna difficoltà;

b) di qualità interne che, raggiungendo le testimonianze esterne, costituiscono evidenza di autenticità e nel medesimo tempo testimoniano a favore di altri codici o opere meno documentati.

Ricordiamo i dati più importanti dei codd. G 3.465, C 4.940, D 1.937, G 4.936. Essi portano tutti l'esplicita attribuzione di paternità: frater Remigius Florentinus ordinis Predicatorum. Se si fa eccezione per ff. 1r-74r di C 4.940, la littera textualis di tali codici è d'un solo e medesimo amanuense (designato mano A) in scrittura gotica tondeggiante di fine XIII e inizio XIV secolo; lavoro verosimilmente dello scriptorium conventuale di SMN. Tutti i codici sono corretti, abbondantemente glossati e integrati ai margini (talvolta nelle carte restate in bianco dell'ultimo fascicolo) da una stessa mano (designata B) che, per ragioni altrove illustrate e documentate, risulta dell'autore. Questa in molti casi marca in margine rubriche e incipit portanti nota di autenticità, e verga tutto l'indice di cod. G 4.936, f. 409r: «In isto volumine continentur ista opuscola secundum fratrem Remigium Florentinum ordinis Predicatorum...».

Contenuto, stile, tecniche peculiari di composizione, di divisiones, di citazioni, rete fittissima di rimandi da codice a codice, da opera a opera, da sermone i sermone, stabiliscono interdipendenza compositiva, coerenza interna, omogeneità letteraria. La sola analisi interna di questi codici permetterebbe, tramite i rimandi, di ricostruire la mappa degli scritti di Remigio. Vi faremo ricorso - come del resto già fatto in Introduzione - nei singoli casi.

Tutto questo, ovviamente, è formulazione sintetica dei risultati conseguiti e documentati nei lavori analitici degli studiosi che conosciamo, dal Salvadori al Capitani, e nel corso del presente lavoro.

Notiamo semmai alcune costanti letterarie nel contesto del discorso dell'autenticità.

Gli explicit dei codd. G 3.465, D 1.937, G 4.936 (di questi due ultimi se ne è dato il testo in Introd. I-1) comportano struttura affine e peculiare: si attesta prima l'autenticità, si passa poi all'excusatio, quindi si chiude con uno o due distici in rima.

Singoli trattati, composizioni articolate in parti, portano indici analitici a fine opera. Abbiamo detto che Remigio cura personalmente l'indice del ricchissimo codice G 4.936 De tempore et de diversis materiis. La tabula dell'Extractio (cod. G 3.465) è molto più che l'indice del contenuto del codice, è un piccolo e curioso repertorio di lemmi e temi teologici che rimanda a trattazione fattane sia in G 3.465 che in altri scritti.

Il "codice dei trattati" C 4.940 porta incipit-explicit per le singole unità, ma manca di indice generale. Nello stato attuale il codice è mutilo di qualche carta, certamente di quella che portava a termine l'indice del De via paradisi ultima opera del codice; l'indice attuale recensisce fino al terzo passus, capitolo 12, mentre il trattato si compone di nove passus. C'è da chiedersi se non fosse stato anche C 4.940 provvisto d'indice generale come lo sono i codici di più vario contenuto e rivisti dall'autore.

Mentre iniziava la stampa del presente volume (febbraio 1979), ho preso visione del lavoro inedito della dott. Gabriella POMARO, Censimento dei manoscritti della biblioteca di S. Maria Novella, I: Origini e Trecento. Le indicazioni della Pomaro, in fatto di codici remigiani e problemi connessi, coincidono con quanto qui proposto, almeno là dove le due ricerche (quella della Pomaro è stretto censimento codicologico del fondo SMN) sono cadute sul medesimo problema. Noterò via via i contributi specifici della Pomaro, il cui lavoro apparirà prossimamente in MD. = Censimento I, MD 11 (1980) 325-470; Censimento II, ib. 13 (1982) 203-353.

Gli altri codici - meno studiati finora - meritano un discorso più specifico.

[3]  E 7.938, De modis rerum

Membranaceo; cm 17,8 x 26; III-52- III; scrittura gotica a due colonne, di forma allungata e ductus acuto, diversa sia da mano A che da quella che ha scritto C 4.940, ff. 1r-74r; provenienza SMN. All'interno del piatto anteriore sono incollati frammenti dell'antica segnatura della biblioteca SMN e di attribuzione Remigius de Florentia de modis rerum. A f. 1r, marg. sup., la nota d'autenticità è in parte caduta per taglio del bordo della carta; visibile ancora: . . . igii Florentini ordinis Predicatorum.

Incipit: Quoniam diversitas modorum in rebus nonnumquam (Omnis diversitas... hanno Poccianti, Fineschi e bibliografi da costoro dipendenti).

Il codice è mutilo; termina in tronco a metà capitolo 24 (e ultimo) di Parte IV, f. 52v con colonna b integra:

... tamen ipsa vel simpliciter neganda censerunt vel ad tempus supprimenda silentio quousque periculum heresis innotesceret iam cessasse. Unde nullo modo dicimus in Deo /

Nell'inventario Sardi (1489) si legge: Tractatus de modis rerum magistri Remigii Florentini ordinis Predicatorum. Tabule super dicta sancti Tho(me). (cod. F 6.294, f. 8rb; n° 358).

Il codice è stato corretto, rivisto e integrato da mano B.

De modis rerum è conservato anche in C 4.940, ff. 17v-70r, testo integrale, completo dell'indice dei capitoli.

In attesa di più esaurienti contributi, ecco quanto mi pare si possa dire provvisoriamente dei due testimoni: a) E 7.938 è stato scritto prima di C 4.940; il testo, oltre a correzioni, porta ampie giunte di mano B; b) il testo in C 4.940 sembra dipendere da quello in E 7.938: le lunghe giunte di mano B al margine di quest'ultimo passano regolarmente nella littera textualis di C 4.940; passi della littera textualis di E 7.938 cassati con tratto di penna, sono assenti in C 4.940.

Ma anche il De modis rerum di C 4.940 può rivendicare, a suo modo, diritto d'originalità di seconda redazione: l'autore, rivedendo tutto il codice C 4.940, ha corretto anche le carte del De modis rerum. Si tratta di brevi interventi di mano B che terminano alla correzione delle sviste dell'amanuense o a minuti ritocchi del testo assenti in E 7.938.

[6 Quadragesimale

Come abbiamo visto nella recensione dei cataloghi, il Quadragesimale è segnalato per la prima volta dall'Échard (1681) e da allora entra stabilmente nei cataloghi posteriori.

Si tratta del cod. G 7.939. Cartaceo; cm. 15 x 22,8; ff. 111. Scrittura a tutto rigo. Sul dorso della sovraccoperta membrancea, vecchia segnatura in parte lacera. A f. 1r, margine superiore, di mano posteriore alla littera textualis: «Quadragesimale magistri Remigii Florentini qui fuit discipulus sancti Thomae de Aquino». E al margine inferiore, della stessa mano: «Librariae conventus Sanctae Mariae Novellae de Florentia ordinis Praedicatorum». È l'unica testimonianza, di mano quattro-cinquecentesca, dell'autenticità del Quadragesimale. Mentre cod. G 7.939 è attribuibile alla seconda metà del XIV secolo (Pomaro, Censimento I, 429).

Incipit: «Feria IV Cinerum - Convertimini ad me in toto corde vestro in ieiunio, fletu et planctu, et scindite corda vestra et non vestimenta vestra. [Ioel 2, 12-13]. Ineffabilis misericordia Dei et dignativa Dei clementia isto tempore ad penitentiam constituto peccatores suos alloquitur... » (f. 1r).

Explicit: «... sexto apparuit in sero omnibus discipulis congregatis in domo excepto beato Thoma» (f. 111r).

In tutto 35 sermoni, dalla feria IV delle Ceneri alla Resurrezione. Lo spoglio dei sermoni qui contenuti e il confronto con quelli del ciclo quaresimale del De tempore di G 4.936, esclude che G 7.939 sia una excerptio di G 4.936. Di questi nuovi sermoni quaresimali possediamo dunque solo il testimone tardotrecentesco G 7.939, la cui autenticità riposa a tutt'oggi soltanto sulla nota quattro-cinquecentesca di f. 1r. Un sermone quaresimale di Remigio si ritrova in un sermonale miscellaneo della Biblioteca Antoniana di Padova, ms. 556 Scaff. XXII, ff. 102rb-104rb: «[In principio quadragesime], Preparate corda vestra... Bellorum duces et agonum magistri... »; esso corrisponde al relativo sermone del codice fiorentino G 7.939, ff. 4v-7r. Ma l'esemplare padovano è anonimo - come lo è tutto il sermonale - e nulla contribuisce al problema d'autenticità del quaresimale remigiano; mentre ha il vantaggio d'essere anteriore a G 7.939, se gli studiosi della Biblioteca Antoniana datano «XIII-XIV secolo» il ms. 556 Scaff. XXII 27.

G. ABATE-G. LUISETTO, Codici e manoscritti della Biblioteca Antoniana, II, Vicenza 1975, 581. L'identificazione col sermone di Remigio è segnalata da C. Cenci in «Arch. Franc. Hist.» 69 (1976) 508. G. Luisetto mi ha gentilmente inviato fotocopia del sermone padovano.

Non mi è occorso finora di registrare rinvii interni degli scritti di Remigio che esigano riscontro nel quaresimale in questione. Il che, dopotutto, non sarebbe sufficiente a decretarne l'inautenticità. Nello stesso tempo, una scorsa dei sermoni del Quadragesimale - non sistematica e dettagliata, confesso - non riscontra alcun elemento interno che contesti positivamente la paternità attestata dalla tardiva nota. Forme compositive, sistema di citazione, tecnica delle divisiones dell'omiletica scolastica, lessico e stile letterario non discordano da corpus omiletico di Remigio.

Stando così le cose, il Quadragesimale può comparire tra gli scritti “probabili” di Remigio. L'attestazione della sua autenticità, comunque, è di ben altra qualità di quella dei codici glossati dall'autore.

[7]  Postille super Cantica Canticorum

Inventario Sardi:

Abel per distinctiones. Quidam tractatus de matrimonio et de electione. Item postilla magistri Remigii Florentini super Cantica Canticorum et postilla super Danielem fratris Nicholai de Lira (cod. F 6.294, f. 12rb).

L'identificazione con l'attuale cod. BL 362 (provenienza SMN) non presenta difficoltà. Si tratta di un codice composito, con blocchi d'origine diversa tra XIII e XIV secolo. Esso contiene:

[Petrus Cantor, Summa] Abel, fl. 1r-72v. Magistri Bernardi [de Papia], Summa de matrimonio, ff. 73r-79v; eiusdem, Summa de electione prelatorum, ff. 79v-82v. [An.] Sermones, ff. 82v-87v. Postille super Cantica Canticorum secundum fratrem Remigium Florentinum ordinis Predicatorum, ff. 88r-123r. Nicholai de Lyra, Postilla super Danielem, ff. 124r-160v.

La formazione del codice suppone almeno l'anno di morte di Nicola da Lyra († 1340).

POMARO, Censimento I, 444-45 (scheda BML 362) ritiene ff. 1-87 del XIII-XIV secolo; ff. 88-160 un blocco unico del XIV secolo, e segnala nota di possesso di fra fr. Lotto di Pacino (OP 1303, † 1348; Cr SMN n° 360) a f. 160v sotto l'explicit.

Ma il Sardi registra un secondo esemplare delle Postille di Remigio in codice indipendente: «Postilla super Cantica Canticorum magistri Remigii» (F 6. 294, f. 13rb). E nel catalogo Fineschi abbiamo visto che si insinuavano due codici per le Postille.

BL 516 (provenienza SMN) contiene tre blocchi:

1. ff. 1r-148v: Egidii de Brago,  Postille super Canticum Canticorum.

2. ff. 149r-220r: [Henrici de Lexington], Postille super Cantica Canticorun.

3. ff. 221r-268v: Reniigii Florentini ord. Pred., Postille super Cantica Canticorum, e note autografe di Remigio (ff. 266v-268v).

La sezione remigiana (ff. 221r-268v), alquanto difforme dalle altre parti del codice e diversa per scrittura, è un blocco uniforme di quattro sesterni completi. Il blocco n° 2 porta nota di possesso di fra Francesco Villanuzzi OP († 1348). A f. 1r, marg. sup., nota di possesso di S. Maria Novella.

POMARO, Censimento I, 455-56 (scheda BML 516). Per Francesco Villanuzzi, cf. Necr. I, 81 n° 392, 429-31, dove però l'Orlandi attribuisce al Villanuzzi la paternità delle Postille, mentre è questione solo di nota di possesso; similmente GRABMANN, Ungedruckte 213-14.

Se si può far credito all'inventario Sardi, che registra separatamente Expositio super Cantica Egidii de Praga (F 6.294, f. 1vb), si potrebbe ragionevolmente supporre che parti ancora separate al tempo dell'inventarista siano state successivamente rilegate in un sol codice per affinità di soggetto. (Per via strettamente codicologica, POMARO, Censimento I, scheda BML 516, arriva alla medesima conclusione: «le tre parti [di BL 516] furono riunite tardivamente dato che la segnatura a c. 220v è quattrocentesca»).

Quali che siano le vicende della formazione dell'attuale BL 516, i quattro sesterni numerati ff. 221r-266v ci trasmettono l'originale delle Postille di Remigio: littera textualis di fine XIII e inizio XIV secolo, di copista diverso da A, corretta e integrata dall'autore. Per essere esatti, in BL 516 è riscontrabile un unico intervento autografo di Remigio: il lungo tratto di scrittura in colonna a f. 223r-v, e una giunta marginale con richiamo nel corso del medesimo tratto. Se ne è già fatta parola in Introd. I, pp. 28-29 (vedi anche Tavola I).

Mentre BL 362 non ha tracce di mano B, e sembra posteriore al tempo del riordinamento delle opere di Remigio.

Un saggio del rapporto tra testo di BL 516 e quello di BL 362 è qui proposto sull'unica testimonianza di giunta marginale. Vi si può valutare anche il lavoro del copista di BL 362. Nella colonna sinistra uno stralcio del passo autografo di BL 516; in corsivo la giunta marginale; punti distanziati indicano spazio lasciato in bianco nel codice. Nella colonna destra il relativo passo di BL 362, tutto nel testo base in colonna.

BL 516, f. 223v

BL 362, f. 90rb-va

Sed secundum methaforam quantum quidem ad animam per hec unguenta significantur dona Spiritus sancti, secundum Glosam. Que quidem dicuntur optima quia invisibiliter animam reficiunt. Sed quantum ad ecclesiam, dicit sanctus . . . : Ab biis fragrant, splendent et redolent et novum et vetus testamentum. Hunc autem odorem tibi predicatio inferebat quoniam alios sapientes alios intelligentes alios fortes alios pios faciebat. Unde in psalmo: «In omnem terram exivit etc.». Vel dic quod est fama scripture...

Sed secundum methaforam quantum quidem ad animam per hec unguenta significantur dona Spiritus sancti, secundum Glosam. Que quidem dicuntur optima quia invisibiliter animam reficiunt. Sed quantum ad ecclesiam, dicit sanctus: Ab hiis fragrant et redolent et vetus et novum testamentum. Hunc autem odorem tibi predicatio inferebat quoniam alios sapientes alios intelligentes alios fortes alios pios faciebat. Unde in psalmo: «In omnem terram exi<vit> etc.». Vel dic quod est fama scripture...

Un rimando alle Postille super Cantica e utilizzazione per un sermone è in D 1.937, f. 384v; marg, sin., mano B. E per concludere annotiamo che il Prologo delle Postille si ritrova anche in G 4.936, ff. 314vb-316ra sezione dei Prologi. Il che permette d'inferire che le Postille erano gia state composte quando A lavorava alla scrittura di G 4.936 (anno 1315: vedi Introd. I-2).

III.3  False attribuzioni

[0.1]  I.5.2  Allegorie del vecchio e nuovo testamento

Incontrato già per la prima volta nel catalogo Taurisano, cod. I.5.2 è riproposto dall'Orlandi (MD 1967, 17 n. 2) tra gli scritti di Remigio.

«L'opera di fr. Remigio si divide in IX libri.

Fol. 1r Incipit: «Genesis.

In presentibus premissa descriptione originis et discretionis artium et quorundam aliorum ortum, cursum et occasio regnorum in tria ab initio usque ad nos disposuimus. In sequentibus autem profundas allegoriarum obscuritates secundum subiacentis hystorie cursum prius de veteri testamento. deinde de novo».

Fol. 45v. Finis: «... sed postquam novum idest gratiam anteponit culpe. quod largiter immutabiliter summus bonus deus. non peribit. - Dei gratias - » (ORLANDI, Necr. I, 300).

Nessun recensore delle opere di Remigio prima della dispersione della biblioteca di SMN menziona tale opera. Né mai questa compare nei rimandi interni degli scritti di Remigio.

Cod. I.5.2, fogli 45, a due colonne, scrittura XIV-XV secolo, contiene di fatto - e soltanto - l'opera adespota Allegoriae con inizio a f. 1r (In precedentibus...; non In presentibus come in Orlandi) e termine a f. 45vb. Il lettore può leggere l'opera tra le «exegetica dubia» d'Ugo da San Vittore († 1141) nell'edizione PL 175, 633-924. L'inizio del codice corrisponde al Prologus alter di PL 175, 633, e l'ultimo capitolo contenuto in cod. I.5.2, f. 45va-b («Nemo scissuram a vestimento novo immictit in vestimentum vetus...»), corrispondente al commento a Luc. 5, si legge in PL 175, 809 B - 810 A.

Per il problema della paternità delle Allegoriae e parti di esse (autori del XII secolo: Riccardo da San Vittore, Roberto da Melun...) vedi: A.M. Landgraf, Introduction à l'histoire de la littérature théologique de la scolastique naissante, Montréal-Paris 1973, 92-97. F. STEGMÜLLER, Repertorium Biblicum nedii aevi III, Matriti 1950-61, nn. 3847-3848, pp. 185-89. P. Glorieux, Pour révaloriser Migne. Tables rectificatrives, Lille 1952, 68, esponente PL 175, 633... 924.

Come sono incorsi Taurisano e Orlandi, benemeriti studiosi remigiani, in tale falsa attribuzione?

Nel verso del foglio di guardia, per il resto bianco, del codice in questione, si legge una nota di possesso (scrittura sec. XV?):

Allegorie super ystorias veteris et novi testamenti, et distinctiones magistri Remigii ord. predic. habitus [non scriptus, come in Necr. I, 300] a R/ndo patre fratre Benedicto de Dominicis conventus S. Marci de Florentia... (cod. I.5.2, f. Iv).

Fra "Benedetto Dominici", più correttamente fra Benedetto di Domenico dei Lenzi da Firenze (OP 1373, † 1.IV.1453) negli ultimi anni di vita passò dal convento SMN a quello riformato di San Marco, dove portò alcuni codici (Cr SMN n°654; Necr. I, 160-61; II, 216-19, 599; Creytens, Santi Schiattesi… , AFP 27 (1957) 234 n. 4, 303-04). Nell'inventario della biblioteca di San Marco di Firenze (fine '400, inizio '500) si riscontra il codice posseduto da fra Benedetto:

Allegorie moderni super historiis novi et veteris testamenti et distinctiones magistri Remigi de Florentia ordinis predicatorum, in volumine mediocri rubeo in membranis (B.L. Ullman - Ph. Stadter, The public library of Renaissance Florence, Padova 1972, 130 n. 62; identificazione con cod. I.5.2 ib. n. 62).

Nell'elencare i codici portati a San Marco da fra Benedetto, gli editori del catalogo - in riferimento a cod. I.5.2 (n°62) - non si pronunciano sulla paternità delle «allegories of the old and new Testaments (copied by himself)» [fra Benedetto], mentre scrivono: «and finally the Distinctiones of Peter Cantor» (Ullman-Stadter, The public library  p. 23 e nota 2; ma vedi ad indicem «Remigius Chari [sic] dei Girolami de Florentia»).

L'equivoco all'origine dell'attribuzione a Remigio delle Allegoriae si spiega con l'aver inteso l'et della nota di fra Benedetto in senso coordinato anziché disgiuntivo, e cioè:

Allegorie super ystorias veteris et novi testamenti [dello Ps.-Ugo da San Vittore] et distinctiones magistri Remigii...

Su quest'ultime ritorneremo subito in § 4-b) e § 6.

[0.2]  G 1.1019  «Sermonario de tempore»

Abbiamo visto che per il sermonario De tempore segnato [5], prima della corretta identificazione con G 4.936 (sezione sermoni de tempore), il Taurisano proponeva l'identificazione con G 1.1019, mentre designava Prologi super totam Bibliam il cod. G 4.936. L'Orlandi accoglie l'identificazione del sermonario De tempore con G 4.936, ma mantiene tra le opere di Remigio il G 1.1019. Cosicché Remigio avrebbe scritto due sermonari de tempore, quello in G 4.936 e quello in G 1.1019.

Cod. G 1.1019. Cartaceo; cm. 18,4 x 27,3; II-139-II; la numerazione coeva inizia con 20, mentre quella moderna numera 1-139 (ff. 1-117 del sec. XIII, secondo POMARO, Censimento I). A f. 1r dopo un passo ex abrupto, si ha il sermone VII "In capite ieiunii": Ecce nunc tempus acceptabile... Una mano tardiva ha scritto in calce a f. 1r: Sermones de tempore. In realtà, oltre a quelli de tempore, vi sono sermoni d'altro genere: sinodali, per l'ordinazione sacra dei chierici, sulla  beata Vergine e san Giovanni Battista. Nessuna paternità attestata dal codice. Contenuto e stile rimandano all'omiletica tardopatristica o monastica; certamente anteriore al ben noto carattere del sermo novus della scolastica. Tale sermonario non ha niente a che fare con le opere di Remigio dei Girolamì, che compone sermoni nella più classica forma del sermone scolastico.

I rimandi di Remigio ai propri sermoni de tempore trovano tutti riscontro nel sermonario di G 4.936. Stenderne la lista completa sarebbe scrivere pagine e pagine di rinvii e - per il nostro intento - superfluo. Solo qualche esempio.

Dom. XXV, sermo III: Hic est vere propheta qui venturus... Io. 6[,14].

(...) Require supra de isto sermone pluries in dominica quarta quadragesime (G 4.936, f. 242rb)

= in G 4.936, ff. 85r-89r; nessun riscontro in G 1.1019.

De sinodo, VI: Unge caput tuum. Math. 6. Quere in sermonibus de tempore in die cineris (G 4.936, f. 252va).

= in G 4.936, ff. 46rb-49vb; nessun riscontro in G 1.1019.

De nativitate b. Marie Virginis, IX. (...) Vide de tempore, dominica octave Epiphanie in sermone Obsecro vos (D 1.937, f. 290rb).

= in G 4.936, ff. 16ra-20rb; nessun riscontro in G 1.1019.

Si ricordi inoltre l'explicit del sermonario De sanctis: «Expliciunt sermones de sanctis (...) . Inter quos - sicut dixi de sermonibus de tempore - sunt aliqui accuratius editi... » (D 1.937, f. 372rb). Si rinvia unicamente a un sermonario de tempore cui faccia seguito un explicit con excusatio. Questo è il caso del solo G 4.936 (vedi ì testi dei due explicit in Introd. I, p. 25). Nessuna testimonianza dunque d'un secondo sermonario de tempore di Remigio.

Un'ultima nota su G 1.1019. Due carte a inizio e due a fine codice, membranacee, con funzione di fogli di guardia, contengono stralci di opera scolastica, in scrittura gotica. È stato detto a proposito: «sembra di mano di Fr. Remigio de' Girolami» (ORLANDI, Necr. I, 294). In base ai criteri stabiliti in Introd. I-1 in fatto di autografia di Remigio (che il lettore può verificare nella documentazione delle Tavole fuori testo), bisogna concludere che le carte in questione né contengono scritti di Remigio né sono vergate dalla mano B dei codici remigiani.

E per restare in tema di glosse, le medesime ragioni escludono che le note marginali e le aggiunte in cod. G 1.695 [0.4]  -  che comportano addirittura composizioni di discreta ampiezza, indovinelli, ritmi... - siano di mano di Remigio (ORLANDI, Necr. I, 301-307). Infondata dunque l'attribuzione che poggiava unicamente sulla supposta autografia.

I versi in onore della beata Vergine, Marie preconio, contenuti in di Cr SMN  I, f. IIv, sono stati attribuiti a Remigio perché ritenuti autografi e terminanti con «suscipe devotum Remigium qui dedit se tibi totum» (Necr. I, XXXVIII). La mano che ha scritto i versi nei fogli di guardia di Cr SMN non è la mano B dei codici remigiani; appare ad essa cronologicamente posteriore ( =? Remigio di Bartolomeo da Firenze OP, 1424-31). I versi non compaiono nella raccolta Rithimi di cod. G 4.936, ff. 406v-409r, dove pure si ha prova di composizioni (ritmo su san Pancrazio) integrate da mano B dopo che l'amanuense A aveva terminato il proprio lavoro.

Quattro codici posseduti da Remigio

Mentre recentissimamente la dott. Gabriella Pomaro ha segnalato quattro codici posseduti da Remigio, tutti provenienti dal fondo SMN e che di Remigio conservano o note marginali o nota di possesso (POMARO, Censimento I: schede A 2.513; A 3.1153; BML 277; BML 462). Il controllo dei codici in questione conferma pienamente l'importante segnalazione della Pomaro. Importante perché identifica letture certe di Remigio. Nel caso di A 2.513 le note marginali si sviluppano in vere e proprie glosse a partire dal testo di Guglielmo di Milton OFM († 1257) e talvolta contengono interessanti spunti d'ermeneutica biblica.

Un esempio di glossa di Remigio; e non ci si lasci sfuggire la densità tecnica del lessico esegetico: commentum, glosa, interpretatio, actor, expositor, commentator, glosator, postillator, expositio, scriptum. «Ysi(dorus) lib. 6 Ethim.: Commentum quasi cum mente; et in primo: 'Glossa' grece latine 'lingua'; unde et glosa a glossa dicitur. Et Glosa super Abacuc c. 1 dicit: Commentatus est Ieronimus super Osee etc., idest super prophetas». E poco sotto: «Vel omnis manifestatio dicitur interpretatio, iuxta illud Ysidori lib. 2: Omnis locutio rei mente concepte interpres est. Vel dicatur quod composuit interpretationem. Vel iste, generali vocabulo, dicitur expositor. Si autem iste expositor sit homo magne auctoritatis consuevit vocari commentator, quasi cum mente actoris sentiens[?] precipue in ph(ilosoph)icis et medi(cali)bus et etiam in dictis sanctorum. Interdum autem vocator [sic] glosator quasi cum lingua actoris vel lingua cordis eius, maxime in iure tam divino quam canonico quam civili. Quando vero exponitur tam testus quam glosa, vocatur postillator quia post glosam exponit. Et vocatur etiam expositio scriptum nomine comuni, quia nichil id dicit quod ad dignitatem pertineat, sicut c(ontingi)t de proprio» (cod. A 2.513, f. 3r; marg. destro, mano B).

«Contra. Secundum Alfagranum c. 8 rotunditas terre...» (cod. A 2.513,  f. 4rb, marg. sup., glossa mano B).

Il testimone A 3.1153, contenente quodlibeti e questioni di Bernardo da Trilia OP († 1292) e la reportatio sul I libro delle Sentenze (fino a dist. 17, q. 3) di Giovanni da Parigi OP († 1306), può giustamente beneficiare - come annota la Pomaro - d'un termine ante quem di composizione, 1319, anno di morte di Remigio.

E non sarà inutile sapere più in particolare che cosa tali codici contenessero:

A 2.513 - [Guillelmus de Melitona], Postilla super Ecclesiasticum. [Anon.], Postilla super Ecclesiasten.

La mano di Remigio è attestata solo per glosse alla prima opera, tra f. 3r e f. 36r.

A 3.1153 - Bernardus de Trilia, Quodlibeta tria, Questiones de anima, De cognitione anime coniuncte. [Anon.], Quartum quodlibetum. Io(hannes) Pa(risiensis), Super I Sententiarum.

Mano di Remigio: qualche integrazione alla prima parte della tabula (ff. 1r-2ra), continuazione della tabula, f. 2rb, 2va-b. Alcuni richiami al testo.

BL 277 - S. Remigius [o Ps.-Haymo da Halberstadt], Super Apocalypsin. Beda, Explanatio Apocatypsis. [?], I sette sigilli dell'Apocalisse.

Nota di Remigio a f 2r: «contrarietas inter Ieronimum et Augustinum».

BL 462 [Bartholomeus Anglicus], De proprietatibus rerum.

Per l'autore e l'opera vedi sopra Introd. III, p. 88. Mano di Remigio: note passim; rimando all'indice di fine codice a f. 3v. Nota di possesso, erasa ma leggibile con lampada al quarzo, a f. 4r margine destro superiore:

«Iste liber est [conventus?] fratrum Predicatorum de Florentia, cuius usum concessit frater Philippus prior provincialis fratri Remigio magistro in theologia in vita sua pro quodam libro de proprietatibus rerum que[m] dictus frater dedit dicto conventui quantum ad proprietatem et quantum ad usum in vigilia beati Augustini».
Databile: Filippo da Pistoia, 27.VIII.1312.

Torniamo alle false attribuzioni

[0.3] BL 504  Poesie in volgare

«Schliesslich sei auch noch erwähnt, dass Fra Remigio (…) auch italienische Dichtungen hinterlassen zu haben scheint. Cod. 504 Conventi soppressi der Biblioteca Laurenziana, eine allerdings sehr junge Handschrift (s. XVI-XVII) enthält pag. 61-65, 123-127, 194 eine ziemliche Anzahl von italienischen Oden und Madrigals. Ich möchte hier nur in aller Kürze auf diese Handschrift hingewiesen haben und muss den Fachmännern die weitere Untersuchung dieser italienischen Poesie überlassen» (GRABMANN, Mittelalterliches 369).

Poesie di fattura secentesca d'un «Remigio Fiorentino» (XVI-XVII s.: cf. catalogo ms. della Laurenziana: DEL FURIA II, 249) sono nel detto codice a pp. 61-65, 123-26. Eccone un saggio:

In quai gigli, in quai Rose, in quai bei fiori  

fiammeggiaron già mai Rugiade sparse... (p. 61).

Son queste (oimè) le Nevi, è questo il Ghiaccio

che nel bel seno haveva la Donna mia

A cui pensando aghiaccio (…)

e di fronde e di fior spargere un nembo

al sasso intorno del famoso Bembo (p. 124).

Ma perché segnalare questo codice proprio nel capitolo dedicato al frate domenicano Remigius Florentinus, o dei Girolami, sotto la rubrica: «Die italienische Thomistenschule des XIII. und beginnenden XIV. Jahrbunderts» (GRABMANN ib. p. 332)? Non c'è rischio d'ingenerare confusione e dar parola ai ripetitori?

Remigio dei Nannini da Firenze (OP 1544 ca., † 3.X.1580)

[0.5]  A 4.941 Expositio regulae S. Benedicti

Attribuita a Remigio dei Girolami da P.O. KRISTELLER, Iter Italicum I, London-Leiden 1965 [ed. 1977: Bibl.SMN-Campo 50.7/I], 149b; e ad indicem p. 515b «Remigius Florentinus [de' Girolami]».

L'attribuzione dev'essersi basata o sul catalogo ms. del fondo Conventi soppressi che registra più persone alla voce Remigius (Catalogo ms. presso BNF, p. 136), o sull'iscrizione nel dorso del codice: Remigius Florentinus; e Kristeller ha inteso «de' Girolami».

L'incipit del codice dice: «Remigius episcopus. Tres sunt ecclesiastice discipline... ». Una carta a inizio codice è una lettera di Alessandro Caccia vescovo di Pistoia (1600-1649). Probabilmente si tratta dell'omonimo Remigius Florentinus, eremitano di Sant'Agostino, vescovo di Pistoia nel 1357-70. Comunque sia, il cod. A 4.941 non ha nulla a che fare col domenicano Remigio dei Girolami, che vescovo non fu.

Dal De misericordia di fra Remigio:

a) C. IX - «... ergo omnes sumus in miseria, miserie autem debetur misericordia, ut patet ex dictis in primo tractatus» (ed. SAMARITANI 192).

b) C. XX - «... Inter parentes autem, quantum ad spectantia ad honorem, prius debemus subvenire patri quam matri secundum propositum super Exech. [un commento biblico forse dell'A.] et hoc quia...» (ed. SAMARITANi 202).

I due passi non evocano nessuna opera sconosciuta di Remigio; vanno letti:

a) «... ergo omnes sumus in miseria; miserie autem debetur misericordia, ut patet ex dictis in principio tractatus» (cod. C 4.940, f. 201ra). Il rimando è a capitolo 1 del medesimo trattato.

b) «... Inter parentes autem, quantum ad spectantia ad honorem, prius debemus subvenire patri quam matri, secundum Ieronimum Super Eçech.; et hoc quia... » (cod. C 4.940, f. 204va).

Annota altra falsa attribuzione: commentari a san Paolo, Palermo, Naz. IV G 4: Commentari biblici d'autori domenicani?, «Angelicum» 61 (1984) 496-520.


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