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pellegrino senza casa né nome? |
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"Riccoldo di Pennino da Monte di Croce (o Montedicroce)" ■ ... e sua grafia! | |
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D'accordo, elementi antroponimici non comunissimi, di non facile gestione. Molti (e remoti!) studiosi del frate fiorentino (OP 1267, † 1320) ancora fluttuano tra antiche e moderne tradizioni compilatorie. Ma ricerche e testimonianze locali permettono di fissare con esattezza le componenti onomastiche e i loro rapporti sintattici: "Riccoldo di Pennino da Monte di Croce" ■ Riccoldo è antroponimo augurativo tratto dall'aggettivo ricco; consueta allora l'oscillazione grafica doppia/scempia ricco/rico, riccus/ricus, e conseguente ricaduta su Riccoldus/Ricoldus. Cf. A. Castellani, Capitoli d’un’introduzione alla grammatica storica italiana. II: L’elemento germanico, «Studi linguistici italiani» 11 (1985) 178-79. ■ "di Pennino" = intendi "figlio di Pennino". Pennino nome del padre, o patronimico. Ci è ignoto il nome della madre. Due fratelli germani di Riccoldo, fra Bencivenni e fra Sinibaldo, sono anch'essi frati di SMN, deceduti durante il primo decennio del '300 (e il cronista di turno ne indica la sola circoscrizione urbana d'appartenenza, San Pier Maggiore). ■ Mai compare il nome del ceppo familiare o casato - cognome, diciamo noi oggi; supposto che si fosse costituito entro la storia sociale della famiglia. Il latino "Riccoldus Pennini" è genitivo patronimico: figlio di Pennino. Se "Pennini" fosse stato un cognome volgare, il notaio l'avrebbe latinizzato "de Penninis" o "de Penninibus". ■ "da Monte di Croce" = "originario di Monte di Croce". "Monte di Croce" (o Montedicroce) esatta e documentata denominazione volgare della signoria terriera (comprendente castellare, corti e distretto), area di provenienza di Pennino, padre di Riccoldo; nel contado fiorentino, sulle colline a monte di Pontassieve, bassa val di Sieve. Il castello in senso stretto fu pressoché distrutto dai fiorentini nel 1154, in guerra coi conti Guidi allora signori del Casentino superiore. ■ Da comitatina che era, la famiglia si trasferisce (non sappiamo esattamente quando) a Firenze, prende residenza nel popolo (= parrocchia e unità amministrativa urbana) San Pier Maggiore, che era anche sestiere fino al 1343; e acquisisce la cittadinanza, che allora era soltanto urbana. Riccoldo era dunque a tutti gli effetti, e in senso rigoroso, cittadino fiorentino; lo si può chiamare, e lo si chiamava, fra Riccoldo da Firenze; e non per la sola appartenenza conventuale. |
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Renzo Nelli,
Signoria ecclesiastica e proprietà cittadina.
«Non riuscito a consultare né a procurarmelo», mi lagnavo nel 1988. Provai di nuovo negli anni '95 appena trasferitomi a Firenze, presso librerie di storia locale; telefonai perfino agli uffici comunali di Pontassieve. Niente! Libro non entrato nel circuito commerciale. Eccolo qua ora, mi arriva oggi 4.I.2006, rintracciato e acquistato tramite internet a "Libreria Chiari", Via Borgo Allegri 16, presso Santa Croce, preziosa libreria che tratta "libri rari, esauriti e d'occasione"! Sorpresa e commozione: saggio introduttivo, Le proprietà fondiarie del vescovado di Firenze nel Dugento, pp. XI-XLIII, a firma di Elio Conti, aprile 1984; mio professore di Storia Medievale alll'Univ. di Firenze, anni 1975-76; tra i "Ringraziamenti" (p. IX) compare anche il nome di Franek Sznura, esperto dei protocolli notarili medievali, e ai miei tempi assistente del Conti. Del prof. Elio Conti avevo fatto memoria a ridosso del suo prematuro decesso, in occasione d'una recensione in «Memorie domenicane» 17 (1986) 312-13:
MATTEO PALMIERI, Ricordi fiscali (1427-1474), a c. di E. Conti. Istituto
Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1983, pp. XXIV-358. Nelli, Signoria ecclesiastica Nel 1227 i discendenti di Guido Guerra ( † 1214) dei conti Guidi vendono al vescovo fiorentino «castellare Montis de Cruce, et Montem de Cruce et eius curiam et districtum» (p. 17): ossia - e si noti - il distrutto castello (= castellare) Monte di Croce, nonché Monte di Croce con sua corte (possedimenti terrieri) e distretto. Il castello era in cima a una collina presso Fornello, mt 442 sopra il livello del mare, abbattuto dai fiorentini nel 1154, pochi resti ancora visibili. Corte e distretto Monte di Croce diventano signoria fondiaria vescovile [titolo arcivescovile della sede fiorentina solo dal 1419], governata tramite un podestà cittadino nominato dal vescovo e suoi subordinati funzionari (pp. 22-24). Il comune fiorentino, in sintonia con la politica di penetrazione e di controllo del contado, contribuisce alle spese vescovili per l'acquisto (pp. 6-7). Il minuzioso lavoro storico del Nelli (pp. 1-160) descrive e analizza, prevalentemtente da fonti archivistiche inesplorate, le vicende della gestione amministrativa di questa signoria terriera dal 1227 al 1320 circa, arco di tempo che segna transizione da tenimenti a stampo feudale a quelli a conduzione della borghesia cittadina. Fonte precipua il famoso Bullettone dell' Archivio della Curia Arcivescovile di Firenze (ma qui si dice «conservato nell' Arch. di Stato di Firenze», p. 9 - un lapsus?).
La signoria fondiaria di Monte di Croce comprendeva i territori: dalla parrocchia
di Lubaco a quella di Galiga passando per Santa Brigida, da quella di
Aceraia a quella delle Sieci, passando per Fornello e Doccia (oggi tutto
territorio del comune di Pontassieve); terre a coltura
prevalentemente cerealicola, o
vineate, terre boschive, terre sode (p. 20, e cartina a p. 139). Il tutto
pressappoco confinabile in un pentagono irregolare di circa 26 km
quadrati di superficie (p. 20). In dicembre 1227 erano 200 gli "uomini"
(adulti tra 15 e 70 anni) di Monte di Croce che giurano fedeltà al podestà di
nomina vescovile; in gennaio 1231 erano 194; in marzo 1257 erano 197 (pp. XIII n. 12,
121). Tutti gli abitanti della signoria Monte di Croce erano detti fideles; e fideles erano detti (in concorrenza con coloni) anchi i concessionari di terreni in coltura, per i quali però non correva l'obbligo contrattuale di residenza abitativa in loco (55-56, 60). Risultano pertanto affittuari anche residenti in Firenze, taluni forse immigrati da Monte di Croce (74-75). In appendice (pp. 127-160) indice dei toponimi, del nomi di persona (Ricchus ricorre più volte, p. 157) e di luogo. Note di commento
Emilio Panella, aprile 2006 |
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Liber peregrinationis (Firenze 1299-1300) | |
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Ad nationes orientales (Firenze 1300) | |
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