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e le prediche chi le odia?

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anzi san nessuno!

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sommario del sito Emilio Panella

«nemo propheta in patria» (Lc 4,25): unico profeta, Nessuno, accolto dai suoi san Nessuno? oh, chi era costui?

Anche i medievali ridevano. Con sofisticata astuzia.

Esilarante sermone su san nessuno, de beato nemine, decennio 1281-1290, area dell'università parigina. Riposto d'abitudine tra gli spazi retorici della parodia. O del sacrilegio dissimulato: «Rabbi, nemo potest hec signa facere que tu facis» (Ioh 3,2), «Attenzione, Maestro, i miracoli che fai tu, li sa fare anche Nessuno!».
Reclama invece qualcosa di più. La parodia irride il sistema restando nel sistema; periferia della satira, o del gioco. Lo facevano - e lo fanno - anche i chierici (cf.
E. Massa, Carmina Burana e altri canti della goliardia medievale, Roma 1979). Gran parte della produzione satirica ed epigrammatica è in difesa del sistema. Sull'altro versante l'esercizio dissacrante genera l'Anticristo, personificazione polarmente antagonista. Qui invece nessuno (Nessuno?) è sì ossequioso alle auctoritates, perfino ai canoni redazionali del sermo novus; ma sulla punta estrema dell'estremo ossequio, sovverte i percorsi sotterranei del sistema. Insinua il nonsenso nell'asserto estremo. Appella referenti altri: quelli che il sistema gli rifiuta. Di certo, remoto ormai, Nessuno, dalla funzione di anonimato assegnatagli dal suo inventore Ulisse (Odissea IX, 366).

Il tutto ottenuto giocando nelle fasce più formali del linguaggio. Il sermone personifica nemo:  converte issofatto la proposizione negativa in positiva o viceversa (grammatica); deduce per asserto, non per costruzone sillogistica (logica). Dilata la sorpresa sugli omografi, visto che ai tempi di nemo non si dava distinzione semantica su "maiuscolo/minuscolo" (grafìa). 
Meglio. Il sermone lo si predica, non lo si scrive; lo si ascolta, non lo si legge. La radicale oralità della comunicazione aggira la riverenza dovuta alle maiuscole. E ai loro protetti.

Ma ascoltiamo il sermone.

 i nostri primi giorni «formabuntur, et nemo in eis» (Ps 138,16), e «Nessuno era già là», fin al principio!Onnipresente, beatus Nemo, dalle origini sino alla fine del mondo. I nostri primi giorni «formabuntur, et nemo in eis» (Ps 138,16), e «Nessuno era già là»; anzi «nemo venit ad me» (Ioh 6,44), «Solo Nessuno venne a me». Ora estrema a lui solo nota, «de die autem illa et hora nemo scit» (Mt 24,36).

«nemo propheta in patria» (Lc 4,25), unico profeta accolto dai suoi. Non pseudo perché anonimo; anzi eteronimo, iperonimo. Cosicché punisce crimini occulti: «nemo te condemnavit» (Ioh 8,10-11), «ti ha condannato Nessuno». Accorre in soccorso e ripara le insolvenze dei debitori: «nemo illi reddet pecuniam» (Tob 10,2), «al creditore il denaro glielo restituirà Nessuno». Quanto rimasto nascosto a Mosè - e a noi -, lui lo vede: «deum nemo vidit» (Ioh 1,17), «ha veduto Dio, Nessuno»; fin nell'intimo mistero: «nemo novit Filium» (Mt 11,27), «ha conosciuto il Figlio di Dio, Nessuno». E da Dio in persona ricambiato con amore: «neminem enim diligit deus» (Sap 7,28), «Dio ama Nessuno»!
Eroe suo malgrado. Finisce martire dell'impossibile; inviato oltremare a liberare i prigionieri dei saraceni, del peccato e delle decretali: «ad impossibilia nemo tenetur», «consacrato all'impossibile, Nessuno». Al termine «ascende in cielo, Nessuno», e si guadagna il paradiso: «et nemo ascendit in celum» (Ioh 3,13).
Ma il paradiso di quale cielo? di quale signore?, visto che aveva saputo cavalcare molti cieli, da quello empireo a quello cristallino a quello sidereo; e aveva venerato signori di cieli diversi: «nemo potest duobus dominis servire» (Mt 6,24), «unico a saper servire contemporaneamente due padroni, Nessuno».

Insinuazioni da nonsenso, quest'ultime. Nemo non deriva da homo e da ne, quasi "nessun uomo" o "nessuno", privo di  genere, di numero e di proprietà, come voleva il vecchio Isidoro nelle sue Etimologie X,184; e come va ripetendo il nostro vocabulista Huguiccio [= Uguccione da Pisa, Derivationes II, p. 586 §17]. Nemo viene da nemein: "significare per sé". E dunque "intelligibile unico". Anzi "essere per eccellenza", perché unico a connotare significato attivo e passivo.
Essere e nonessere, questo è Nemo!

■ Esiste un santo protettore dei laici e dei miscredenti? san Nessuno. «Nemo est adiutor meus» (Dan 10,21), «mio aiuto è Nessuno» (oppure «nessuno mi aiuta»?, boh!!!).

■ Quando ricorre la sua festa nel calendario? "Il giorno che l'eclisse solare cade in plenilunio", dicevano gli antichi sapienti. E i moderni che dicono? "29 febbraio", i calendari pii; "30 febbraio", i calendari laici.

■ La sua abitazione? La plaga tra i due tropici, il deserto. Dappertutto e in nessun luogo.

■ Unica sua predica, il silenzio.

■ Progenitore dei santi inesistenti, san Nessuno, e adoratore di tutti i santi.

■ Nessun culto, la sua santità; il quotidiano, suo anniversario.

▒ Ma insomma, chi è l'autore del sermone parigino de beato nemine?

Il sermone è anonimo, e l’autore ignoto.

No! L'autore è Nessuno il Grande!

«nemo propheta in patria» (Lc 4,25): unico profeta, Nessuno, accolto dai suoiLeggiti più seriosamente il sermone "De beato Nemine" nell'edizione curata da Nicole Bériou, L’avènement des maîtres de la Parole. La prédication à Paris au XIIIe siècle, Paris 1998, pp. 204-12, 881-87.

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